Bio-pacciamatura, un modo diverso di coltivare

La bio-pacciamatura influisce anche sulla scelta varietale, sull’epoca di semina e trapianto, sulle modalità di distribuzione degli agrochimici, e poi ancora sui fabbisogni idrici e sui metodi di irrigazione. Anche raccolta, cernita e post raccolta possono esserne positivamente condizionate. La bio-pacciamatura è quindi una piccola e molto vantaggiosa rivoluzione per l’orticoltura di pieno campo e non solo.

La bio-pacciamatura oggi impiega sostanzialmente film coerenti avvolti in bobine, ottenuti per estrusione o pressatura di materiali caratterizzati da una elevatissima bio-degradabilità che contribuisce a garantire sostenibilità ambientale alla coltura che lo impiega. Sono materiali con origini molto diverse fra loro: alcuni sono composti cellulosici assimilabili per produzione, struttura e comportamento alla carta o al cartone; altri derivano da lavorazioni dell’amido di mais e sono composti di una fase cristallina costituita da amilosio addizionato con un agente complessante, e di una fase amorfa costituita da amilopectina. Tuttavia diversi sono i materiali in fase di studio con lo scopo di ridurre i costi, migliorare la già ottima resistenza meccanica, garantire efficace protezione e poi una rapida e completa degradabilità.

Il controllo delle infestanti è difficile nelle orticole per una scarsa disponibilità di principi attivi, ma lo è ancor di più nelle colture a ciclo breve per problemi legati al residuo

Biodegradabilità

La biodegradabilità evita di dover raccogliere il film al termine del ciclo, operazione gravosa che lascia sempre una quota di residuo sul campo. Se tale residuo è costituito da polietilene o altri materiali plastici, induce prima una serie di interferenze fisico-meccaniche con i macrorganismi del suolo e con lo sviluppo successiva della coltura e poi interferenze di tipo chimico-biologico non ancora del tutto valutate.

Il tempo di degradazione della bio-pacciamatura dipende dal materiale (tipo e spessore), dal contenuto in acqua e dalla carica microbica del suolo e può essere accelerata con opportune lavorazioni di sminuzzamento e di miscelazione nello strato più superficiale del suolo. Nel caso di cicli colturali ravvicinati o in presenza di terreni poco attivi sotto il profilo biologico può essere utile provvedere ad effettuare una raccolta parziale del bio-film, limitandola alle parti ancora integre, e in tal modo ridurre l’inevitabile interferenza (meccanica) esercitata prima della sua degradazione.

La bio-pacciamatura si è rivelata una tecnica vantaggiosa ed efficace proprio perché, oltre a bloccare lo sviluppo delle infestanti, interferisce positivamente con molti parametri fisici, chimici e biologici del terreno, e perché favorisce lo sviluppo della coltura e contrasta il ciclo di alcuni parassiti e patogeni. Nondimeno la pacciamatura nasce con il principale scopo di proteggere la coltura dall’esuberante concorrenza della flora spontanea e, ancor oggi, questa è la principale funzione che gli si chiede, ma certamente non l’unica.

La bio-pacciamatura con film coerenti consente di ovviare al problema delle infestanti e a fornire alla coltura una serie di vantaggi agronomici che ripagano abbondantemente il costo del materiale e della sua applicazione

Effetti agronomici

Il controllo delle infestanti in orticoltura è una fase complessa della coltivazione che richiede per essere efficace l’adozione di metodi di lotta fisici e meccanici da affiancare a quelli meramente chimici. Inoltre non possono essere trascurate tecniche agronomiche come la rotazione delle colture, che consente di adottare strategie di controllo preventive, la falsa semina, che tuttavia influisce negativamente sull’epoca di raccolta, rendendo difficile l’affermarsi di una flora infestante specifica. Tuttavia il controllo chimico per essere efficace sul medio periodo deve poter variare i principi attivi, utilizzati per evitare l’instaurarsi di fenomeni di resistenza. Per molte orticole ciò è molto difficile o può avere costi elevati, ad esempio a causa del costo dei trattamenti selettivi effettuati in post emergenza. Un altro ostacolo all’impiego della chimica è la durata dei cicli colturali che talvolta è così breve (ad esempio in molte tipologie di ortaggi da foglia) da risultare incompatibili con i tempi di carenza previsti dalla normativa. Inoltre, i tempi di carenza non sempre sono una garanzia sufficiente quando, ad esempio, la degradazione del principio attivo è (almeno in parte) affidata all’attività biologica del suolo. In questi casi, infatti, il principio attivo è trasformato in sostanze innocue da specifici processi metabolici svolti da funghi, batteri e altri organismi che sono presenti in varietà e quantità sufficienti solo in terreni microbiologicamente attivi. Requisito che non si può considerare scontato nei terreni delle serre o stressati da anni di arature profonde.

In questa situazione il ricorso alla bio-pacciamatura diventa una scelta allettante, capace di risolvere il problema delle infestanti. A tale scopo vanno privilegiati i film coerenti, come quelli descritti, capaci di impedire alla radiazione solare di raggiungere le foglie dell’infestante e ostacolare fisicamente lo sviluppo della malerba. In tal modo il controllo delle infestanti sarà limitato alle fasce di suolo scoperte che, essendo in genere adibite al transito del trattore, non richiedono che rari e occasionali interventi di controllo che potranno essere di tipo meccanico.

L’adozione della bio-pacciamatura richiede una rivisitazione del parco macchine e più in generale della strategia di coltivazione. L’applicazione può avvenire con attrezzature dedicate

Temperatura del suolo

La bio-pacciamatura può contribuire ad anticipare l’epoca di impianto della coltura incrementando la temperatura del terreno. Il telo infatti è più efficace, rispetto al suolo nudo, nell’assorbire la radiazione solare incidente soprattutto quando sono caratterizzati da un colore scuro. Per tale motivo, nelle colture anticipate si prediligono film opachi e scuri, mentre per i cicli di coltivazione che iniziano a tarda primavera si prediligono colori chiari per evitare, oltre all’eccessivo riscaldamento del suolo, l’ustione delle foglie della piantina germinata o trapiantata. A tale proposito va ricordato che la capacità di assorbire la radiazione solare, soprattutto nei film biodegradabili, si riduce nel tempo a causa dell’imbrattamento con polvere, dello sviluppo della coltura, delle alterazioni chimico-fisiche alle quali vanno incontro. Tale fatto tuttavia è positivo perché evita un eccessivo riscaldamento del terreno e quindi delle radici, effetti benefici solo a inizio primavera. I film trasparenti, invece, sono in grado di ricreare l’effetto serra e per questo impiegati quasi esclusivamente nelle operazioni di solarizzazione del terreno. Sono realizzati in materiali sintetici (come ad esempio il polietilene, etilvinile acetato, ecc.) per questo preciso scopo e non sono invece impiegati nella coltivazione a causa della ridotta azione sulla flora infestante.

Il colore del film di pacciamatura svolge altre interessanti azioni molte delle quali ancora in fase di definizione. Infatti la selezione operata sulla qualità della radiazione solare riflessa da un film di pacciamatura colorato può svolgere azioni di stimolo sulla fotosintesi, sulla maturazione dei frutti o avere un’azione di disturbo su determinati parassiti. I teli colorati, sono nella maggior parte dei casi di tipo plastico e non biodegradabili.

Il film può essere microforato in modo da consentire l’adozione di sistemi di irrigazione a pioggia in alternativa a quelli a manichetta, sistemi graditi a colture come la lattuga che prediligono questo tipo di irrigazione

Umidità

La bio-pacciamatura, interponendosi fra suolo e atmosfera, riduce l’evaporazione dell’acqua permettendo una distribuzione dell’umidità all’interno del suolo più omogenea e contribuendo a preservare le risorse idriche disponibili per la coltura. È quindi una tecnica risparmiatrice di acqua che deve essere presa in seria considerazione nelle aree agricole con ridotta disponibilità di acqua.

La presenza di questa barriera rende poco efficace il ricorso a sistemi di irrigazione a pioggia ai quali si preferiscono quelli a manichetta che viene deposta insieme e sotto al film di pacciamatura. In questo modo l’acqua irrigua raggiunge efficienze elevatissime. Tuttavia vi sono colture, come la lattuga ed altre colture da foglia, che prediligono una irrigazione del tipo a pioggia (ottenuta mediante sprinkler) per i benefici effetti micro-ambientali prodotti dalla parziale evaporazione dell’acqua irrigua. In tal caso alcune attrezzature sono dotate di un rullo che esegue una micro-foratura del film in fase di stesura che consente l’ingresso di una quota dell’acqua irrigua nel suolo.

La presenza di un film evita inoltre che la pioggia imbratti di terra le piante, aspetto molto importante quando il prodotto da raccogliere è un cespo di insalata. Più in generale il film evita che il frutto o la bacca che si trovano vicino al suolo o adagiato su di esso non toccando direttamente la terra rimangono più puliti. Ciò snellisce le operazioni di cernita e rende più rapida le operazioni di post raccolta.

Bio-pacciamatura a base di cellulosa applicata su colture soggette a trapianto, come il melone, e su colture di quarta gamma soggette a semina a spaglio, come le baby leaf

L’uso di bio-film coerenti riduce inoltre l’insorgenza di malattie causate da funghi e batteri grazie alla separazione creata dal film fra terreno e parte area della pianta e alla possibilità di mantenere un micro-ambiente meno umido. Più in generale si può riconoscere alla bio-pacciamatura una riduzione degli stress che possono indebolire e di conseguenza la capacità di stimolare la naturale resistenza della coltura.

Sotto il profilo nutrizionale si possono ipotizzare minori perdite di azoto, per riduzione della lisciviazione e minore evaporazione (che generalmente avviene sotto forma ammoniacale), maggiori disponibilità di nutrienti data la possibilità di esplorare un maggiore volume di suolo essendo l’umidità più uniforme all’interno del terreno, e incremento dell’attività biologica del terreno con la conseguente accelerazione dei processi metabolici. Le fertilizzazioni del suolo con composti solidi devono essere fatte prima della stesura del film; successivamente si dovrà fare ricorso a prodotti solubili da distribuire tramite sistemi di fertirrigazione collegati ad impianti a manichetta o concimazione fogliare.

La scelta del colore del film di pacciamatura è importante soprattutto nelle prime fasi della coltivazione. Poi è la coltura stessa a coprire l’intero spazio assegnato impedendo alla radiazione solare di colpire la pacciamatura

Pacciamatura combinata alla lavorazione del terreno

La stesura del film di pacciamatura può essere compiuta dalla macchina che realizza l’ultima lavorazione del terreno, o da una macchina specializzata per questa operazione oppure direttamente dalla macchina che esegue l’impianto della coltura: seminatrice o trapiantatrice.

La scelta implica una diversa strategia di lavoro.

Quando la stesura del film è combinata alla lavorazione del terreno, è più facile realizzare aiuole rilevate rispetto al piano campagna e in tal modo favorire la coltura attraverso questo metodo di coltivazione che riduce i problemi di asfissia radicale in caso di forti piogge. Quando le aiuole sono molto rilevate rispetto al piano di campagna, come richiesto nella coltivazione della fragola, la stesura del film contemporanea alla formazione dell’aiuola rappresenta l’unica strada praticabile.

La stesura del film di pacciamatura durante la lavorazione del terreno consente di realizzare aiuole rilevate rispetto al piano campagna, o addirittura, come nell’immagine, due porche indipendenti

L’applicazione del film rallenta l’operazione, a causa dei rifornimenti (bobine di film e della manichetta, concimi o altri prodotti destinati ad essere localizzati nel suolo) e al fatto che nella fase iniziale di ogni passata si deve ancorare il film a terra prima della partenza. Le condizioni in cui la riduzione della capacità di lavoro che ne consegue può creare problemi, si manifestano quando, a causa delle condizioni del terreno e/o dell’andamento meteorologico, la finestra disponibile per preparare il terreno è molto stretta.

Un altro vantaggio conseguente a queste modalità di applicazione della pacciamatura risiede nella immediata copertura del terreno lavorato permettendo di preservare la riserva idrica del suolo. In condizioni di scarsa disponibilità d’acqua questo rappresenta un vantaggio da non trascurare.

Impiegando film biodegradabili bisogna però eseguire l’operazione trapianto entro uno o due giorni dalla stesura del film per evitare che l’esposizione agli agenti atmosferici modifichi le caratteristiche meccaniche del film, rendendo meno agevole il trapianto.

Alcune attrezzature possono essere equipaggiate con un dispositivo che consente di rendere automatico l’ancoraggio iniziale del film e il taglio con sigillatura finale evitando la presenza di un secondo operatore

Pacciamatrici specializzate

Con le attrezzature specializzate nella stesura del film si può pervenire ad una perfetta deposizione senza creare rallentamenti alle altre operazioni. Inoltre in questo caso lo svolgimento dell’operazione è meno vincolato allo stato del terreno. Infatti, se durante la lavorazione del terreno è necessario che almeno i primi 20 cm si trovino in uno stato di umidità tale da consentirne la lavorazione (stato di tempera) è evidente che nella fase di sola stesura del film è sufficiente che il campo sia transitabile dall’operatrice. Infatti, la quantità di terreno spostata è molto ridotta e limitata alla zona di fissaggio del film, mediante rincalzatura dei suoi lembi. In altre parole separare le operazioni permette di dedicarsi alla preparazione del letto di trapianto quando le condizioni sono ottimali con maggiore celerità, rimandando quelle legate alla stesura del film che possono essere appunto spostate anche di molti giorni e condotte a ridosso del trapianto.

Entrambe le soluzioni descritte impongono l’impiego di trapiantatrici capaci di forare un film già steso. In genere, queste sono macchine manuali, polivalenti, adattabili alle più disparate esigenze operative.

L’uso di film di pacciamatura di colore diverso da quello nero consente di stimolare la fotosintesi, favorire la maturazione del frutto, produrre effetti positivi nei confronti di alcuni parassiti. Tuttavia i film colorati o a due strati sono quasi sempre non biodegradabili

Pacciamatura combinata a semina o trapianto

La stesura del film per la pacciamatura combinata a semina o trapianto può essere effettuata con diverse tipologie di macchine. Possiamo distinguere quelle che possono operare su film già steso, che in molti casi sono predisposte anche per alloggiare una pacciamatrice, da quelle che devono provvedere loro stesse alla deposizione del film perché viene realizzato il solco (continuo) prima della stesura, e la deposizione della pianta dopo la stesura del film.

Questa seconda tipologia, spesso specializzata nel trapianto delle piantine allevate in cubetto, consente di operare in modo che il lembo del film non intralci lo sviluppo della pianta (sia a livello radicale sia della parte area), ripiegandolo, sotto al film stesso, subito dopo la foratura che, in questo caso, deve avvenire con organi separati da quelli che effettuano la deposizione.

Sia nelle attrezzature specializzate e sia in quelle combinate, è importante valutare le modalità di srotolamento della bobina. Infatti, bisogna ricordare che al variare del suo diametro (cosa che ovviamente avviene durante il suo srotolamento) varia la velocità periferica. Inoltre importanti sono i dispositivi di tensionamento mento del film e le modalità di regolazione degli organi che effettuano la copertura dei lembi per l’ancoraggio. Un film teso in modo corretto sopporta meglio l’azione meccanica della trapiantatrice.

Bio-pacciamatura, un modo diverso di coltivare - Ultima modifica: 2024-05-21T12:05:40+02:00 da Roberta Ponci

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