Smart working in officina, telemetria e assistenza a distanza

Sampo Manninen

Il 2020 prometteva di essere l’anno del boom per telemetria e sistemi di controllo a distanza delle macchine. Parliamo al passato perché l’epidemia di Covid 19 ha, come noto, rimescolato tutte le carte, interrompendo o rallentando i piani di sviluppo dei vari costruttori. Ed è un vero peccato, perché proprio l’emergenza iniziata a marzo, con la limitazione degli spostamenti e il distanziamento sociale, ha dimostrato in modo inequivocabile quanto queste tecnologie possano risultare preziose, in alcuni casi. Vedi appunto una situazione in cui la presenza fisica di un tecnico per riparare la macchina diventi un problema oggettivo e quasi insormontabile. Se la telemetria fosse già pienamente attiva, o se soltanto la pandemia fosse scoppiata un anno dopo, le cose andrebbero diversamente.

Di cosa parliamo

Chi ci legge lo saprà benissimo, ma è comunque nostro compito fare un mini-riassunto del tema. Telemetria e controllo a distanza sono termini per descrivere una funzione concettualmente semplice ma tecnologicamente assai avanzata: la possibilità di controllare cosa fa una macchina stando a chilometri dalla stessa. Lo può fare l’agricoltore, per sapere dove sono e che lavoro fanno i suoi trattori, ma lo può fare – dietro consenso del proprietario – anche l’officina. Quando e perché? In primo luogo, quando dal trattore parte un messaggio di malfunzionamento o allerta. Il medesimo arriva sia al titolare dell’azienda, sia ai meccanici della concessionaria o dell’officina di riferimento, che in pochi istanti, interpretando i codici di errore, possono capire la natura del problema. A quel punto il tecnico può chiamare l’operatore e chiedere il via libera per entrare – naturalmente da remoto – dentro il terminale e controllare bene cosa succede. Suggerendo, eventualmente, che contromisure adottare. Ovvero se è il caso di fermare la macchina o se basta qualche piccolo intervento per tornare a lavorare. Di più: qualora il problema fosse nel software, il meccatronico può aggiornarlo all’ultima versione o intervenire su eventuali bachi. Questo è, in soldoni, il controllo a distanza. O Remote service, se preferite l’inglese.

Nel momento sbagliato
L’epidemia di Covid 19 si è sviluppata alla ripresa dell’attività agricola (in questa foto) e alla vigilia del periodo delle semine primaverili (vedi foto sotto).

Vicini anche se lontani

Avere un trattore collegato all’azienda e al servizio di assistenza permette di disporre, in caso di problemi, di un parere competente, senza dover inseguire il meccanico al telefono né perdersi in complesse spiegazioni. Dallo scorso marzo in poi, è proprio ciò che è mancato a molti agricoltori e contoterzisti. Pur continuando a offrire il servizio di assistenza, infatti, le officine delle concessionarie hanno chiuso le porte al pubblico, per cui consegnare e ritirare trattori in riparazione è diventato più complesso. Per cominciare si doveva prendere un appuntamento e la macchina doveva essere lasciata fuori dall’officina, in modo da evitare contatti tra il cliente e i tecnici. Idem per il ritiro. Fortemente limitati – e in qualche caso del tutto aboliti – gli interventi in loco: i tecnici non sono più usciti con l’officina mobile o lo hanno fatto soltanto per urgenze effettive. Non, per esempio, per manutenzioni o aggiornamenti dei vari sistemi operativi.

Molti di questi problemi sarebbero stati risolti da un buon sistema di telemetria, ovviamente. Pensiamo a tutte le noie informatiche, ai malfunzionamenti dovuti a problemi di impostazione, alle rotture di parti anche accessorie ma che tuttavia hanno reso impossibile il lavoro, almeno per qualche ora. Quanti di essi si sarebbero risolti rapidamente se l’operatore del servizio di assistenza avesse avuto accesso al sistema operativo del trattore?

L’elettronica aiuta
Grazie allo Smart Touch (in questa foto) il concessionario Valtra di Rimini (vedi foto sotto) ha potuto far ripartire un mezzo senza uscire dall’officina.

«Un pomeriggio riceviamo la chiamata di un cliente, proprietario di un T 174: era fermo per un motivo sconosciuto. Fortunatamente si trattava di una macchina recente, dotata del terminale Smart Touch e del servizio Valtra Connect», ci racconta Denis Bruschi, che assieme ai fratelli vende Valtra, Goldoni e Kyoti a Santarcangelo di Romagna. «Grazie a Valtra Connect, un nostro tecnico ha potuto facilmente collegarsi con il terminale della macchina e verificare che il problema era dovuto all’intasamento del filtro del gasolio. Il cliente è venuto a prendere un filtro nuovo in concessionaria e ha potuto rapidamente riprendere il lavoro», aggiunge il concessionario. Che ricorda, anche, come grazie a queste soluzioni i suoi tecnici hanno potuto, nei giorni dell’emergenza, controllare diverse macchine senza uscire dai cancelli dell’azienda.

Fermati sul più bello

Abbiamo scritto, all’inizio di queste pagine, che il 2020 sarebbe dovuto essere l’anno del definitivo sdoganamento per i sistemi di assistenza a distanza. Tutti gli indicatori, in effetti, andavano in questo senso, fino al febbraio scorso: come il fatto che i principali costruttori stessero varando le tecnologie necessarie, per esempio, ma soprattutto era sintomatico l’aumento di interesse da parte dei clienti, grazie agli incentivi dell’Agricoltura 4.0 e del credito d’imposta. L’epidemia di Coronavirus ha interrotto sul più bello un processo in pieno svolgimento, come vedremo. Dimostrandone, allo stesso tempo e con paradossale tempismo, l’indispensabilità.

L’elettronica aiuta
Il controllo da remoto permette infatti di visualizzare il terminale del trattore sul pc dell’assistenza.

«Quando tutto è iniziato stavamo addestrando i concessionari all’uso del nuovo sistema», spiega Alberto Benatti, responsabile per il precision farming di New Holland.

Il blocco degli spostamenti ha ovviamente sospeso ogni tipo di corso in materia. «Un vero peccato, perché abbiamo già un certo numero di macchine adatte alla connettività remota. Penso ai nuovi T7 Stage V, per esempio, che escono di fabbrica con scheda elettronica e modem già installato, ma anche ai T8 di ultima generazione, per i quali sono inclusi nel prezzo d’acquisto tre anni di assistenza remota. Con il passaggio alla versione Stage V, inoltre, anch’essi avranno la connettività di serie, comprensiva della possibilità di aggiornare i software a distanza».

La centrale di controllo, a differenza di quanto fanno altri costruttori, dovrebbe essere centralizzata: un grande hub a cui avranno accesso, naturalmente, sia i clienti sia i concessionari, per i servizi di assistenza e manutenzione programmata.

Colti in pieno sviluppo del progetto anche in Claas Italia, come spiega il responsabile marketing Paolo Oppezzo: «Pur essendo già strutturati per collegarci alle nostre macchine e controllare eventuali anomalie, eravamo in fase di implementazione del servizio e i concessionari si stavano organizzando per aprire centri di assistenza remota presso le loro sedi. Stavamo inoltre richiedendo gli indispensabili nulla osta dei clienti per l’accesso ai terminali delle macchine. In assenza di quest’ultimo possiamo soltanto raccogliere dati in forma anonima e aggregata, per le statistiche sul funzionamento delle macchine e per individuare eventuali malfunzionamenti diffusi». Una volta a regime, conclude Oppezzo, il sistema permetterà non soltanto di intervenire su potenziali guasti, ma anche di aggiornare i software in modalità remota.

L’elettronica aiuta
In questo ambito, John Deere è sicuramente il costruttore con il maggior numero di macchine connesse (nella foto il centro di controllo della Agribertocchi di Orzinuovi).

Passando da Claas ad Agco il discorso cambia poco. «Abbiamo venduto molte macchine connesse – ci spiega Nicola Gallo, uno dei responsabili della tecnologia Fuse – grazie soprattutto ai benefici fiscali, mentre pochi hanno finora effettivamente attivato i servizi digitali. Che, se utilizzati, possono essere risolutivi, in molti casi».

Stessa opinione per Antonio Salvaterra, di Argo Tractors, altro gruppo in cui lo sviluppo della telemetria è stato bloccato sul nascere – anzi, alla fine dei test preliminari – dall’epidemia.

John Deere è già connessa

Chi appare decisamente avanti sull’argomento è John Deere, che vanta oltre un migliaio di trattori collegati al protocollo Support Manager. Diviso, come racconta il responsabile del progetto Enrico Rampin, in tre livelli. «Il primo è l’Expert Alert, grazie al quale gli operatori del servizio di assistenza remota ricevono gli avvisi di malfunzionamento o le allerte preventive e possono così evitare che un guasto si presenti. In secondo luogo abbiamo Remote Display Access, una porta per connettersi con il terminale del trattore, previo consenso dell’utente, e vedere cosa sta accadendo sulla macchina». Ultimo tassello è il Service Advisor Remote, che permette di aggiornare da remoto i software e azzerare i codici di errore. «Inoltre, grazie a esso è possibile fare diagnostica a distanza, per cui quando i tecnici escono hanno già chiara la situazione e possono portarsi tutti i pezzi di ricambio necessari».

L’elettronica aiuta
Anche i nuovi T7 Stage V di New Holland sono dotati di modem per la connessione a distanza.

Nelle settimane cruciali del blocco, sottolinea Rampin, si è notato un forte incremento degli accessi ai server John Deere. «Questo perché molti concessionari hanno sfruttato le tecnologie digitali per controllare le macchine dei clienti e ridurre gli spostamenti fisici. Abbiamo visto chiaramente questa tendenza, sia sul Remote Display Access, sia su Service Advisor Remote», aggiunge il manager. Che precisa, inoltre, come questa gestione a distanza sia possibile grazie al fatto che la gran parte dei concessionari John Deere ha aderito al progetto e dispone di tecnici specializzati in assistenza remota, oltre a veri e propri settori dedicati a questa attività. «Ci ha fatto anche piacere notare che il sistema ha retto: nonostante il picco di contatti, i server non sono andati in crash e anzi hanno sopportato bene il traffico anomalo. Ciò indica che siamo sulla giusta strada e che le tecnologie di assistenza da remoto sono per noi una realtà ormai consolidata e pienamente applicabile, anche in casi straordinari come questo».

Smart working in officina, telemetria e assistenza a distanza - Ultima modifica: 2020-04-16T16:02:13+02:00 da Roberta Ponci

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