Elettrico in agricoltura: la strada è ancora lunga, ma si può fare

Le nuove tecnologie per l’elettrificazione in agricoltura sono state al centro di un convegno svoltosi oggi, 9 novembre 2022, in apertura di Eima, il salone della meccanizzazione agricola in corso a Bologna fino al 13 novembre.

Moderato da Edagricole, al workshop sono intervenuti Michele Mattetti del Dipartimento di scienze e tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna (“Aumentare l’efficienza dei trattori attraverso l’elettrificazione”), Davide Ricauda Aimonino del Dipartimento di scienze agrarie, forestali e alimentari dell’Università degli Studi di Torino (“Elettrificazione in agricoltura: stato dell’arte e prospettive”), Mirko Maraldi ancora del Dipartimento di scienze e tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna (“Produzione di energia elettrica in azienda agricola: stato attuale e prospettive future”).

Durante la sua relazione, Mattetti ha rilevato: “Perché elettrificare un trattore? Innanzitutto, ce lo chiede l’ambiente. Nel 2022, l’Unione Europea ha approvato il Green Deal, per trasformare l’Europa in un continente neutro dal punto di vista delle emissioni. Siamo quindi chiamati a ridurre in modo concreto le emissioni di CO2. Si calcola che ogni anno i motori agricoli rilascino in atmosfera 76 milioni di tonnellate di CO2 equivalente: negli ultimi 30 anni questo quantitativo si è ridotto del 18%, ma non basta. E i motori diesel non sono efficienti sotto questo aspetto. Il metano è già migliore sotto tale aspetto, ma meno dell’elettrico. Questa tecnologia si sta studiando in modo importante già dal 2007, ma siamo ancora a uno stadio iniziale, anche perché è molto più complessa la sua applicazione rispetto a un’automobile. Tuttavoa, l’elettrificazione porterà a macchine molto più efficienti e con nuove funzionalità”.

Ricauda Aimonino ha introdotto l’esperienza, ancora in corso e finanziata dalla Regione Piemonte con fondi strutturali europei, per cercare di realizzare un sistema che possa generare potenza utile a trattori e attrezzature agricole. “Elettrificare in agricoltura – ha spiegato – è utile per avere maggiore efficienza energetica (i sistemi elettrici, per natura, sono più performanti di un motore endotermico o idraulico), minori consumi, minori costi e maggiore sostenibilità. C’è inoltre la possibilità di svincolare il funzionamento del regime di rotazione del motore, eliminando l’albero cardanico e guadagnando al contempo in agilità di manovra ed ergonomia. Poi, si possono introdurre anche nuove funzionalità”. E’ stato portato l’esempio, tra gli altri, di una scavafossi elettrificata, che può invertire il proprio moto e dà la possibilità di scegliere la velocità di scavo. “Tuttavia – avverte Ricauda Aimonino – c’è necessità di standardizzare, di definire linee guida, di scegliere quale tipologia di sistema elettrico vogliamo implementare (corrente alternata o continua) e quale sarà la tensione da utilizzare. Elettrificare significa riprogettare e ripensare le macchine. Poi, occorre formare gli operatori del settore e creare una rete per la ricambistica e la manutenzione”.

Maraldi, nel suo intervento sulla produzione di energia elettrica in una azienda agricola, ha poi sottolineato: “Le fonti principali sono le biomasse e le radiazioni solari. Attraverso queste due fonti, l’azienda agricola può passare ad essere da una realtà che emette a una che allevia la condizione climatica del Paese. Le biomasse sono sistemi molto circolari, poiché abbiamo animali che producono reflui e letame, poi immessi dentro un digestore anaerobico che produce biogas e digestato, quest’ultimo riutilizzabile per concimare. E il biometano, è oggi ritenuto strategico dalla politica per perseguire obiettivi ambientali. Per quanto riguarda il fotovoltaico, la potenza installata è in costante aumento. In Italia il Piano nazionale energia prevede di triplicare entro il 2030 la fonte proveniente dalla radiazione solare, passando dai 24 di oggi ai 73 Terawatt”.

Maraldi ha poi evidenziato che oggi non è più possibile installare direttamente impianti fotovoltaici a livello del terreno, per evitare lo sfruttamento di superfici utili all’agricoltura, ma è comunque possibile installarle sulle coperture di edifici (contribuendo eventualmente anche eliminare l’eternit e a efficientare l’intera copertura) e sullo stesso terreno, ad un’altezza minima di 2,10 metri (ma più spesso tra i 3 i 4 metri), per ottenere il doppio vantaggio di avere l’agrivoltaico e potere fare contemporaneamente agricoltura, anche con l’ausilio di trattori. Per l’effetto ombreggiamento dell’impianto agrivoltaico a terra, tuttavia, occorre un’analisi preventiva del tipo di coltura che si vuole allevare e del tipo di terreno.

Da considerare, ultimo ma non per importanza, la possibilità per un’azienda agricola di entrare a far parte delle cosiddette “Comunità energetiche rinnovabili“, istituite con DM 162 2019, a cui collaborano enti pubblici, imprese e privati per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Guarda la presentazione di Michele Mattetti

Guarda la presentazione di Davide Ricauda Aimonino

Guarda la presentazione di Mirko Maraldi

Il video di tutto il convegno

Elettrico in agricoltura: la strada è ancora lunga, ma si può fare - Ultima modifica: 2022-11-09T17:19:50+01:00 da Marco Pederzoli

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