I Landini nella testa fin da bambino

Armando Benassi
Armando Benassi a Pegognaga (Mn) da sempre è stato affascinato dai trattori di Fabbrico (Re). E anche oggi conserva con la stessa cura di sempre alcune “chicche”

«Quando rientravo a casa dalla scuola elementare, sentivo il rombo dei Landini testa calda provenire dai campi. E anche se la mia mamma minacciava di punirmi se al pomeriggio volevo uscire, io comunque scappavo per andare a vedere i SuperLandini e i Vélite arare dentro il solco e gli agricoltori me li facevano provare. Quando poi tornavo a casa erano botte, ma il giorno dopo si ripeteva di nuovo la stessa scena, finché mia madre non si rassegnò. Insomma, fin da bambino avevo nella testa i Landini testa calda e quella passione è ancora viva».

Armando Benassi, oggi 79enne, ha passato tutta la sua vita in mezzo alle macchine agricole. Anche perché la famiglia era contadina, coltivava della terra e lui all’occorrenza dava una mano. Ma soprattutto fin da ragazzino ha lavorato in una cooperativa agricola a Pegognaga (Mn). «Non avendo la patente – ricorda – mi venivano a prendere con una Fiat Topolino e mi portavano nelle aziende agricole, dove facevo tutti i lavori di campo. A 16 anni già usavo le trebbie e avevo una passione sfrenata per quelle macchine.

Trebbiatura e trinciatura erano le mie attività preferite: ricordo ancora la prima Hesston a tre file semovente che comprammo e siamo arrivati ad avere quattro mietitrebbie più quattro trince per il mais. Andavamo fino a Fidenza nel Parmense a lavorare e per 45 anni ho fatto praticamente il contoterzista: in un mese sono arrivato a fare ben 545 ore lavorative…».

Armando Benassi con il nipote Gabriele

Benassi è andato in pensione nel 2002, ma ha continuato a lavorare per qualche altro anno, e ha quasi timore di dire che era letteralmente innamorato delle macchine che usava. «Ero come un maniaco, coprivo le pedane con il cartone per non sporcarle, ogni sera gli davo la cera e quando non le usavo, le smontavo, le lavavo e poi le coprivo con una coperta. Ero talmente legato alle macchine che quando dovevamo sostituirle perché ormai logore, non volevo vedere quando le caricavano per portarle via perché ci stavo male».

La collezione di Benassi oggi consiste di cinque trattori, ma era arrivato a metterne insieme diciotto, per lo più Landini. Ha cominciato a collezionarli a fine anni ’60, «quando ancora si trovavano a poco prezzo» sottolinea, ma poi negli anni ha deciso di venderli e di tenerne solo tre, assieme ad altri due che facevano parte dell’azienda di famiglia, tutti restaurati alla perfezione.

SuperLandini

Partiamo dal primo, che è sempre stato il sogno di Benassi fin da piccolo. Un SuperLandini prima serie da 45 cv, del 1935, motore testacalda monocilindrico orizzontale da 12.200 cc di cilindrata, tutto rigorosamente originale. «Lo si capisce da piccoli particolari come questa ghiera con la scritta “Landini”. Questo modello, che ho recuperato a Bondeno di Gonzaga (Mn) in condizioni disastrose, riportava la rettifica al motore che ho trovato a Fabbrico. Le ruote in fusione sono le stesse del Landini 40 a vasca, così come i volani e il cambio. Altri particolari sono i tappi per l’ingrassaggio che andavano svitati per infilarci la siringa: ho anche quella, originale, bellissima, in ottone. Comunque, è un prima serie, ma del secondo anno di costruzione, diverso dalla serie successiva per il volano (più grande e con la freccia esterna), il regolatore e l’assenza di mascherina davanti al radiatore. Non ce ne sono tanti esemplari in giro e a sentirlo andare è una meraviglia».

Vélite

La seconda perla nella collezione di Benassi è un Vélite primo tipo, del 1935, da 25-30 cv, motore monocilindrico orizzontale da 7.222 cc di cilindrata, cambio a tre velocità in avanti e una retromarcia, recuperato da un rottamaio a Mantova. «Di questi ne hanno fatti davvero pochi esemplari (29 secondo fonti originali Landini, ndr) e anche questo è tutto originale, dalla testa con il nasello al tappo del serbatoio dell’acqua rotondo, dai fanali con la scritta Landini (quelli del SuperLandini invece erano Bosch) alla leva dell’acceleratore a settori dentati. Ho scelto di tenere questo Vélite perché è uno dei primi a essere stato costruito e mi piaceva la caratteristica del “distacco di potenza” 25-30 cavalli».

Super Orsi 50

Terza chicca è un Super Orsi 50 del 1947, 50 cavalli, 11.277 cc di cilindrata, trovato da Benassi a Cavezzo, nel Modenese e quasi tutto originale. Presenta già la modifica del Regolatore Variabile, anche se l’RV ancora non era stato prodotto, ma da buon landinista Benassi non ha dubbi: «se lo metti a confronto con il SuperLandini, non c’è paragone: il SuperLandini era una Ferrari, il SuperOrsi una 500, soprattutto in fatto di trazione e vibrazioni. Secondo me Landini era la macchina testacalda migliore, senza dubbi. Al Super Orsi va riconosciuto l’ottimo cambio e la puleggia, tanto che superava anche il Landini L55 come potenza. In realtà, io avevo preso questo modello per un amico di Macerata, ma poi è venuto a mancare e così l’ho tenuto».

Fiat e altro

Altri due trattori in collezione sono un Fiat 480 del 1978 e un Fiat Super 1000 DT del 1979, comprati dall’azienda di famiglia, mentre come macchine da raccolta troviamo due trebbiatrici (una Orsi per il grano del 1947 e una Carra D102 per il mais del 1950) e una pressa imballatrice della Ama (Anonima Macchine Agricole) di Tortona, sempre degli anni Cinquanta, prese da Benassi più che altro per partecipare alle tradizionali rievocazioni della trebbiatura e fare festa.

Oltre a una cinquantina di aratri, attrezzo per il quale Benassi ha una predilezione particolare, uno diverso dall’altro, e a un carro mantovano (con tanto di “maledizioni” annesse, credenze agricole del passato), in casa Benassi si trova un vero e proprio museo della civiltà contadina che conta ben 1.400 attrezzi, uno diverso dall’altro, datati da fine Settecento in avanti. Chiudiamo la chiacchierata con Benassi parlando del rapporto con il Gamae. «Sono socio dal 1984 e ho la tessera n. 40 – risponde soddisfatto –. Basta questo per dimostrare quanto sia legato a questa associazione. Ho conosciuto praticamente i fondatori e tutti i presidenti che si sono succeduti negli anni, lo considero il miglior club di amatori di macchine agricole d’epoca che c’è in Italia, come numero di soci e come serietà».

I Landini nella testa fin da bambino - Ultima modifica: 2026-07-28T15:15:04+02:00 da Francesco Bartolozzi

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