Trattore operaio cercasi

Patrizio Roversi con Francesco Bartolozzi in occasione del pranzo sociale Gamae di fine gennaio 2024
Patrizio Roversi e Giuseppe Ghinami sono alla disperata ricerca di uno dei tre esemplari di R.60 costruiti dalle maestranze delle Officine Meccaniche Reggiane nel 1951

Quella che andiamo a raccontare sulla nostra testata non è una storia particolarmente inedita, ma di sicuro unica e affascinante. Ancor più se l’interlocutore che ci offre lo spunto per raccontarla è un personaggio del calibro di Patrizio Roversi, che da diversi anni assieme al suo amico di una vita Giuseppe Ghinami, si è messo alla ricerca di un trattore dalla storia davvero fuori dall’ordinario: l’R.60 delle Officine Meccaniche Italiane, meglio conosciute come “Le Reggiane”.

Il primo esemplare di R.60 all’uscita dalla fabbrica

 

Un pallino che gira nella testa di Patrizio e Giuseppe da diversi anni e che ha ripreso linfa dopo la conclusione della quarta serie di “Slow tour padano” su Rete 4, in attesa che decolli un nuovo programma di Patrizio Roversi, L’Italia in trattore, per il quale è già stato prodotto un numero zero (L'Italia in trattore - Numero 0).

 

Programma dove Patrizio vorrebbe fare quello che non è riuscito a fare in toto con “Linea Verde” prima e “Slow Tour Padano” poi. «Penso a un programma di intrattenimento – ci spiega – dove ovviamente vogliamo parlare di agricoltura e raccontare ai consumatori come vengono prodotte e lavorate le materie prime che portano al cibo che mangiamo. È un mio desiderio perché credo che ci sia in giro una bella ignoranza, quando invece il consumatore deve essere critico e deve saper dare valore a quello che ha valore. Non voglio fare inchieste, le lascio fare a chi è capace, ma, pur citando le criticità, raccontare com'è la normalità: per esempio come è gestito un allevamento suino che rispetta le regole, cosa vuol dire benessere animale, com’è organizzata la filiera del riso o dello zucchero e così via, insomma una sorta di “dal campo alla tavola” con certi agricoltori che raccontano le loro storie stupende. Perché l'agricoltura è uno snodo attraverso il quale tu parli del paesaggio, della storia, della lingua, della gastronomia, insomma di tutto».

La passione per i motori

L’uscita dei tre R.60 dalle Reggiane per la sfilata dell’8 ottobre 1951

Questo percorso passa anche dalla passione per i motori che Roversi e Ghinami hanno in comune e che li ha portati a trasformare una moto Guzzi Airone 250 in elettrica (nuovo nome Elettrone), per far capire che la tradizione può fare rima con innovazione. Questa passione ha già portato a realizzare per la Regione Emilia Romagna dodici brevi documentari sui musei di auto e moto d'epoca della Motor Valley, «ma la passione è anche per i trattori – riprende Patrizio – ed ecco allora che arriva questo R.60, soprannominato La Vaca ad Fer (la vacca di ferro), che galleggia nella nostra testa perché ha una storia strepitosa, tanto che gli è stata dedicata anche una canzone popolare (vedi box sotto).

La storia è infatti quella legata al grande sciopero delle Reggiane che iniziò nell’ottobre 1950 e durò un anno (l’occupazione finì l’8 ottobre 1951), con gli operai di una fabbrica meccanica che, quando è stato il momento di fare qualcosa di simbolico, hanno costruito un trattore per l'agricoltura, a testimonianza del legame che c'è nella Bassa tra agricoltura e industria. Moltissimi operai poi erano ex contadini, per cui scattò una grande solidarietà in particolare con gli agricoltori, ma anche con commercianti, ambulanti e artigiani, perché le famiglie degli operai senza stipendio chiaramente non avevano più da mangiare. Lo sciopero purtroppo finì male, perché le famiglie degli operai finirono con l’indebitarsi troppo e alcuni operai decisero di andarsene all’estero, e si concluse con 4.300 licenziamenti, con solo 700 persone che riuscirono a conservare il posto di lavoro. Ma in fin dei conti tutte le maestranze che possedevano questo know-how hanno dato il via a quel distretto tecnologico nel Reggiano che oggi non ha paragoni in Italia e nel mondo».

Simbolo di pace

L’R.60 o il predecessore R.50 abbandonato a fine anni 30 (Foto Facebook Archivio Storico Officine Reggiane)

Così Roversi e Ghinami stanno lavorando (a loro spese, ndr) a un nuovo documentario sulla storia di questo trattore. Ma ripercorriamo sinteticamente la storia dell’R.60. Le Reggiane erano nate come azienda costruttrice di mezzi ferroviari, strumenti bellici e aerei da bombardamento. Acquisite all’inizio degli Anni Trenta dall’Iri, iniziarono su forte sollecitazione del regime fascista a produrre anche attrezzature agricole, come falciatrici e aratri (nonché voltafieno e rastrelli automatici negli Anni Quaranta), per poi passare nelle mani dell’industria aeronautica Caproni. Purtroppo tra gli effetti devastanti della Seconda Guerra Mondiale ci furono gravi crisi finanziarie e vertenze sindacali che coinvolsero anche Le Reggiane, per la quale nel maggio 1950 la proprietà chiese il licenziamento di oltre 2.000 dipendenti. Cinque mesi più tardi, per la precisione il 5 ottobre 1950, iniziò l’occupazione a cui abbiamo accennato prima. In questo periodo gli operai rispolverarono praticamente un progetto che a metà Anni Trenta alle Omi era già stato avviato con il nome di 2TR 50, con l’acquisto di un Caterpillar RD 4 da 50 cavalli, che avrebbe dovuto fare da “matrice” per il 2TR 50, ma il prototipo non diede i risultati attesi, così nel 1940 il progetto venne abbandonato.

I tre esemplari di R.60 in una rara foto tutti insieme (Archivio Fotografico della Cgil Nazionale, Roma 1951)

Bisogna quindi aspettare l’inizio dello sciopero nell’ottobre 1950, con gli operai che a un certo punto decidono di dar vita a un nuovo progetto, chiamato appunto R.60, ovvero un trattore cingolato simbolo di pace e di stimolo per la Direzione dell’azienda a riconvertire la produzione da bellica in agricola. Il trattore era equipaggiato con motore diesel tricilindrico da 60-65 cavalli, raffreddato ad acqua, e pesava complessivamente ben 66 quintali. Furono tre gli esemplari costruiti dagli operai, il primo dei quali venne mostrato il 31 gennaio 1951 nel piazzale Enal delle Reggiane. Tutti e tre i trattori vennero poi provati in aratura in uno spazio di terreno antistante la fabbrica a fine giugno 1951 (prova riuscita a detta di alcuni operai che sono stati intervistati). Come già anticipato, lo sciopero terminò l’8 ottobre 1951 e in quell’occasione fu organizzata una sfilata dei tre esemplari di R.60 in piazza della Vittoria a Reggio Emilia in mezzo a una folla di 30mila persone.

Una storia più che mai attuale

L’R.60 in prova di aratura nel giugno 1951 (Fototeca Istoreco)

Roversi, anche con l’aiuto del Gamae (Gruppo Amatori Macchine Agricole d’Epoca), è riuscito a rintracciare alcuni degli operai ancora in vita: uno di questi, per esempio, ha costruito la sella e il serbatoio dell’R.60, un altro ha ancora le coperture dei cingoli utilizzati dal trattore (passavano su 5 rulli portanti e 2 rulli di guida per ogni lato) e poi la signora Giacomina, ex-partigiana immortalata nella foto mentre guida il trattore in piazza. L’ultima notizia “ufficiale” che testimonia la reale esistenza dell’R.60 è quella del 1957, quando il parco macchine iscritte all’Uma al 31/12/1957 registrava la presenza in Italia di 2 trattori R.60 lavorativi e percipienti gasolio a prezzo agevolato.

Nonostante sia ormai praticamente impossibile che ci sia ancora in vita da qualche parte uno dei tre esemplari di R.60, Roversi non molla, tanto che ha dato vita a un Crowdfunding per realizzare il documentario che vorrebbe mostrare in occasione di Feste dell'Unità o nei circoli Arci con l’immancabile slogan “Seguirà dibattito”.

La signora Giacomina alla guida di uno dei tre R.60 l’8 ottobre 1951 (dal sito www.officinemeccanichereggiane.it)

«Il documentario non è ancora finito – conclude Roversi – perché vogliamo raccogliere anche la testimonianza culturale storica del segretario Cgil Maurizio Landini, in un certo senso per attualizzare questo sciopero, cioè: perché hanno chiuso Le Reggiane? Per delle scelte di politica industriale. Perché chiudono adesso tante fabbriche? Per delle scelte di politica industriale. E che cos'è la politica industriale? Insomma, vorremmo provare a spiegare che nesso c'è tra gli scioperi attuali, le attuali scelte di politica industriale e gli scioperi di allora. La storia dell’R.60 è attualissima ed è già stata celebrata, per cui non stiamo inventando niente. Ma ogni tanto va rispolverata perché è significativa e noi cerchiamo di farlo col pretesto della nostra passione per l'oggetto simbolico (il trattore). Dopo, però, non puoi non allargare l'inquadratura e vedere tutto quello che ci sta attorno. Voglio dire, dallo sciopero sono scaturite esperienze speciali come le scuole per l’infanzia con una nuova concezione del sapere del bambino (il Centro Internazionale per l’Infanzia Loris Malaguzzi sorge appunto a fianco delle Officine Reggiane) e il comparto della meccatronica, l’ossatura portante del tessuto produttivo regionale. Quindi, un po’ ridendo e scherzando, con leggerezza, vorremmo rievocare queste cose».


Trattore operaio cercasi - Ultima modifica: 2024-03-22T16:18:07+01:00 da Francesco Bartolozzi

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