Il leitmotiv di tutte le interviste ai collezionisti che pubblichiamo su questa rivista è sempre lo stesso: la passione. Ogni intervistato giustifica la decisione di cominciare a collezionare trattori e macchine agricole d’epoca con il “motivo passionale”, spesso nato in età adolescenziale perché il diretto interessato è cresciuto in una famiglia di origini agricole. È il caso anche di Giampiero Boccardo, di Novi Ligure, in provincia di Alessandria, che ancora oggi porta avanti l’azienda agricola di famiglia (circa 20 ettari coltivati a grano, mais, loietto e cece) assieme all’attività di artigiano edile.

«Fin da piccolo sono stato abituato a usare il trattore – racconta Boccardo – allora ne bastava uno per andare avanti l’attività e mio padre aveva iniziato con un Fordson a petrolio. L’idea della collezione è nata circa 25 anni fa, partendo proprio dai trattori di famiglia, ovvero un Fiat 18 La Piccola e un Landini L35. Dopo di che piano piano ne ho comprati altri, perché è così che succede: ne acquisti uno e dopo non riesci più a fermarti. Così ne ho messi insieme una ventina, ma per il momento mi fermo qua.
Un po’ lo spazio a disposizione, un po’ l’età, non ho lo stesso entusiasmo di prima. E poi i miei figli non sono interessati, quindi a oggi non so che fine faranno queste memorie del passato».
Partecipare in prima persona
Boccardo non ha seguito un criterio particolare nella scelta dei mezzi da comperare, o meglio dovevano essere dei buoni conservati e funzionanti.
«Non ne ho mai restaurato uno – conferma Boccardo – sono tutti nelle stesse condizioni di quando sono usciti dal campo.
Poi chiaramente li conservo sotto un capannone, quindi sono al riparo». Ma l’altra particolarità di Boccardo è che recupera macchine agricole d’epoca non tanto per sé stesso, quanto per gli altri.
«È vero, mi capitava di andare a vedere qualche festa e dentro di me pensavo: “mi piacerebbe partecipare più che vedere come fa la maggior parte delle persone che vanno alle sagre”. A me piace partecipare in prima persona con un trattore (o un’altra macchina agricola d’epoca), per questo ho cominciato a collezionare. Ogni domenica, quando ho tempo, carico un trattore e vado in giro per sagre e raduni, dal Reggiano (San Martino in Rio, Castelnuovo Monti, Bagnolo in Piano) al Mantovano (Pomponesco), dalla Valtellina fino a Mendrisio in Svizzera. I primi anni ci andavo con un trattore e un rimorchio, oggi ci vado con un camioncino dove riesco a caricare i trattori più leggeri. Così mi sono creato un bel gruppo di amici con cui passare il tempo in compagnia».
A proposito di amici, Boccardo è socio Gamae, ma non solo. «Ho la tessera Gamae perché è un gruppo grande che organizza delle belle feste e con loro mi trovo bene.
Ma sono iscritto anche ad altre associazioni più piccole, tra cui quella locale “Associazione Trattori d’Epoca Dolci Terre di Novi”, perché mi piace partecipare alla vita di queste associazioni».
I trattori della collezione
Veniamo a questo punto alle macchine che compongono la collezione, partendo proprio dalle due che appartenevano all’azienda di famiglia e che non hanno bisogno di presentazione: si tratta di un Landini L35 del 1955 e di una Fiat 18 La Piccola con barra falciante del 1957, entrambi originali al 100%, sottolinea Boccardo.
Il primo trattore comperato da Boccardo quando decise di dar vita alla sua collezione è invece un Fiat 25R del 1953, trattore simbolo del gruppo torinese, equipaggiato con motore diesel quattro cilindri da 25 cavalli, che presenta un sollevatore particolare. «È un sollevatore a catena – spiega Boccardo – per cui la presa di forza fa girare una vite senza fine e azionando una leva le catene si avvolgono per far salire e scendere il sollevatore. È una modifica che gli ha fatto fare il proprietario precedente appena acquistato il trattore, proprietario che conoscevo bene, per cui ho sempre visto questo trattore con questo sollevatore».
L’ultimo acquisto, invece, è un altro Landini testa calda, un L25 del 1956. «L’ho trovato in Veneto pochi mesi fa – precisa Boccardo – infatti devo ancora montare i suoi fari originali».
Dopo il primo e l’ultimo acquisto, scorriamo velocemente gli altri pezzi presenti, partendo da un Renault 3041 versione Vigneron (vigneto, facilmente riconoscibile perché molto stretto), del 1947, motore tipo 614 E, quattro cilindri a petrolio da 30 cv, frizione a destra e due pulegge. Sempre da fuori Italia troviamo un John Deere Modello H del 1934, motore bicilindrico a benzina da 12 cv, carreggiata larga, recuperato non lontano da casa. «Un concessionario di zona John Deere me lo ha chiesto per metterlo in vetrina – racconta Boccardo – ma io glielo venderò quando non ci sarò più» scherza Boccardo.
Sempre dall’estero arrivano il Farmall Regular del 1929, il trattore più vecchio (e forse più raro) della collezione, con telaio a longheroni e motore 4 cilindri a petrolio da 24 cv, un Ferguson a benzina TE-D 20 del 1950, da 26 cv, due Steyr (180 e 280, rispettivamente da 23 e 60 cv), sempre degli anni '50, e infine un Allgaier R18 del 1947 con motore monocilindrico Kaelble da 18 cv.
Tornando all’Italia, si segnalano anche un Venieri 2DA con motore bicilindrico a gasolio Güldner da 11 cv, degli anni 50, e un Same D.A. 30 a barca del 1957 con motore bicilindrico da 30 cv.
Sfoglia-sgranatrice e locomobile a vapore
Oltre ai trattori, Boccardo ha recuperato anche una sfogliasgranatrice da mais della Mingrat Cesare e Figli. Questa macchina veniva prodotta a Spinetta Marengo (Alessandria), tra gli anni '40 e '60, e Boccardo la porta e la fa lavorare in occasione di qualche festa a scopo dimostrativo. Ma soprattutto ha acquistato una locomobile a vapore.
«Ho sempre detto che prima di morire mi sarebbe piaciuto avere una macchina a vapore e così l’ho presa – confessa Boccardo – anche perché molta gente non le ha mai viste in funzione. La mia è una Ruston, Proctor & Co. Ltd., inglese, di inizio Novecento, a due pulegge, che veniva usata soprattutto per far lavorare piccoli mulini».
La vena collezionistica di Giampiero Boccardo si è ormai esaurita, ma è lui stesso ad ammettere che potrebbe non essere finita del tutto. «È vero, ogni volta dico che è l’ultima macchina che compro – conclude – anche perché oggi come oggi la gente pensa prima alle cose necessarie e poi a quelle superflue. Non per niente i prezzi dei trattori d’epoca negli ultimi anni sono calati. Però, poi, magari mi capita sottomano qualcosa di interessante e non so dire di no. Anche perché un sogno nel cassetto in realtà lo avrei: un Orsi testa calda». Che venivano prodotti a venti chilometri da casa sua, quindi non dovrebbe essere difficile trovarne uno in zona…





