Concordia sulla Secchia è un comune immerso nella pianura della cosiddetta “Bassa Modenese”, praticamente l’ultimo “baluardo” emiliano prima di sconfinare in Lombardia nella provincia di Mantova, legato a doppio filo con l’agricoltura (famosi erano i suoi mulini natanti) e la meccanizzazione agricola.
Non sorprende, quindi, che in questa zona ci siano numerosi collezionisti di macchine agricole d’epoca. Alcuni li abbiamo già intervistati, altri li intervisteremo, intanto per questo numero siamo andati a trovare Silvano Vignola, che ha dedicato una vita ai trattori e alle manifestazioni sulle macchine agricole d’epoca.
«All’inizio ho lavorato in officina sui camion alla Fiat di Carpi – ci racconta Vignola – poi a 25 anni ho messo su la mia officina a Vallalta, qui vicino a Concordia. Praticamente facevo il meccanico sui trattori e sulle automobili. I miei genitori abitavano proprio a Vallalta e facevano i mezzadri, quindi sono praticamente cresciuto in mezzo ai trattori. Che sono poi diventati il mio pane, anche se non si guadagnava tanto, se non altro considerando le tante ore che si lavorava».
Un amore che parte da lontano

Vignola ha cominciato a mettere assieme la sua collezione quando è andato in pensione una ventina di anni fa. Ma in realtà la vena collezionistica era iniziata molto prima. «Quando ho aperto la mia officina, mi capitava di andare alla Landini a Fabbrico (Re) per prendere dei pezzi di ricambio e incontravo spesso due persone che consegnavano i trattori in tutta Italia e che ogni volta mi invitavano a portare a casa dei trattori perché costavano poco. Ne avrò portati a casa una sessantina e spesso li esibivo alle feste di paese.
Mi piaceva molto, infatti, organizzare queste feste. Ho cominciato a fare manifestazioni a Vallalta e anche a Mirandola lungo il listone, davvero belle, perché riuscivo a far venire delle macchine molto interessanti. Ma col tempo mi hanno fatto passare la voglia, la gente si portava via di tutto, fanali, marmitte, tappi del serbatoio ecc., così all’inizio degli anni Ottanta ho deciso di smettere e ho venduto i trattori. Per poi ricominciare a comprarne qualcuno appunto vent’anni fa, senza un criterio particolare, semplicemente trovandoli andando in giro».
Cinque pezzi unici
La collezione di Vignola non è di quelle gigantesche, dal momento che consiste di una dozzina di pezzi, ma ha una particolarità: di questi dodici pezzi, ben cinque sono carioche. E quando ce le descrive non riesce a nascondere l’emozione.
«Di questa ho delle foto che fanno paura», ci confida parlando di una carioca equipaggiata con un motore militare che ha fatto la guerra d’Africa. Deriva, infatti, dallo SPA 25C (in seguito Fiat-SPA 25C), un autocarro leggero prodotto dalla Società Piemontese Automobili per il mercato civile e per le forze armate italiane. Il mezzo fu progettato nel 1925 e realizzato in due versioni (25C/10 e 25C/12), che differivano per cilindrata e potenza del motore. Il Regio Esercito lo acquisì per sostituire il Fiat 15ter, sia nella versione base autocarro sia in diversi allestimenti speciali.
E mentre gli autocarri vennero sostituiti a metà degli anni Trenta dai Fiat-SPA 36R e 38R, gli allestimenti speciali rimasero in servizio fino alla Seconda guerra mondiale. In Libia italiana, infatti, allo scoppio della guerra, erano ancora in servizio otto C/12. Il Fiat SPA 25 aveva un particolare sistema di trazione per muoversi agevolmente sulla sabbia del deserto ed era dotato di un cambio a 6 marce più retro, che ritroviamo assieme al differenziale nella carioca di Vignola. «Una cosa molto interessante è l’ordine di scoppio – ci fa notare Vignola –. Mentre in tutte le macchine è 1 3 4 2, in questa è 1 2 4 3. Il motivo? Facilitare l’avviamento con la manovella».
Anche la seconda carioca parte da una macchina Fiat. «Questa deriva dalla Fiat 509 – ci dice orgoglioso Vignola – la prima macchina italiana a vincere il gran premio di Montecarlo nel 1928 e la prima a montare l’albero a camme in testa. È del 1925, con la parte anteriore uguale all’automobile, così come i freni meccanici, il differenziale e il cambio. Il motore è un quattro cilindri e sviluppa una potenza massima di 22 cv».
La terza carioca, invece, deriva da un mezzo che era stato costruito per trainare fuori gli aerei leggeri dagli hangar. «Motore, cambio e differenziale sono della spider Spitfire della Triumph Motor Company – ci spiega Vignola –. È stata fatta da degli artigiani e lavorava appunto in aeroporto, a Parma o Piacenza, non ricordo bene. Parliamo dei primi anni 60 e funziona ancora che è una meraviglia».
La quarta carioca è una vera e propria chicca, nel senso che è una creazione di Vignola. «È un’asinata che ho fatto io – scherza Silvano – partendo da un motore Ruggerini da 12 cavalli. Dopo di che ho costruito il telaio e messo la pompa dei freni e il cambio (preso da una Fiat 1100): va che è uno spettacolo».
Con la quinta carioca, infine, troviamo il telaio di un Vender con un motore bicilindrico Deutz F2L 712 del 1958 da circa 30 cv. «È il primo esemplare che ho comprato quando ho deciso di iniziare la collezione – ricorda Vignola –. Ho montato io due differenziali, uno anteriore e uno posteriore, di un gippone Dodge WC51, invertendoli per via del telaio Vender».
I modelli “normali”
Passiamo allora ai trattori “normali”. Sono sette gli esemplari che fanno parte della collezione di Vignola: uno Steyr T84 del 1958 da 1.330 cc di cilindrata, per una potenza massima di 18 cavalli; una Landinetta, il primo diesel di Fabbrico (Re), del 1957, 20 cv di 12 Landini R3000, dei primi anni ’60 potenza, con il suo sollevatore (ultimo acquisto di Vignola, «per rimetterla in moto ho tribolato parecchio», ammette); un Same 450 V del 1964, con motore 4 cilindri a “V” appunto e una potenza di 45 cv, tutto originale; John Deere 2020 di fine anni 60, con motore quadricilindrico da 55 cavalli, costruito a Mannheim (Germania); Landini R3000, dei primi anni ’60, con motore diesel bicilindrico da 30 cv. A questi cinque si aggiungono la vera rarità della collezione Vignola (un Trebo, vedi box) e un Ferrari con motore Lombardini.
Vignola ormai ha smesso di collezionare e soprattutto di organizzare feste. «Con i trattori ho smesso di organizzare manifestazioni a metà degli anni Ottanta – conclude non senza una traccia di delusione –. A me piaceva farlo per il gusto di vedere la gente felice, ma quando la fatica ha cominciato a superare il gusto, come si suol dire, ho deciso di passare a quelle con i cacciabombardieri (riuscivo a far arrivare gente anche dalla Germania) e con i cavalli. Adesso, comunque, sono contento di quello che ho. Ho un figlio che ogni tanto viene a darmi una mano, magari se ne prenderà cura lui quando non ci sarò più».
Niente sogno nel cassetto, quindi, e allora questa volta chiudiamo con il Gamae. «Sono socio da ormai quindici anni, una bella associazione con tanti amici e utile soprattutto per l’aspetto assicurativo di queste macchine. Del resto, quelli più recenti li uso ancora anche per portare in discarica del materiale».
Il pezzo forte della collezione


Non capita di frequente di imbattersi in un portattrezzi Trebo della Obert Giuseppe & C. di Torino. Il nome del modello è lo stesso del costruttore, ma scritto al contrario, e si tratta di una macchina dei primi anni Cinquanta, che veniva prodotta nello stabilimento di Savonera (To) interamente in acciaio stampato (il telaio, anch’esso in acciaio, era tubolare). Il modello nella collezione di Vignola presenta un motore della Folkmotor di Milano da 12 cavalli e la barra falciante laterale, perché il Trebo veniva usato soprattutto per i lavori di fienagione (sfalcio, ma anche traino del voltafieno e del ranghinatore e trasporto del fieno). Dotato di un cambio a 4 marce, reversibili, e di sospensioni, raggiungeva velocità operative fino a 12 km/h.




