Il ricorso all’intervento meccanico in sostituzione di quello chimico deve avvenire sia in presenza sia in assenza di coltura

Le sostanze ad azione diserbante disponibili oggi sono relativamente poche e soggette a severe restrizioni. Non esiste più la molecola che risolve (quasi) tutti i problemi come negli anni Ottanta. Oggi il controllo delle malerbe richiede una pianificazione agronomica complessa che non può limitarsi alla coltura in atto, ma deve riguardare l’intera rotazione agraria aziendale. Anzi la rotazione delle colture, e in particolare l’alternanza delle colture a ciclo estivo con quelle a ciclo invernale e l’inserimento di secondi raccolti o cover crop, è uno dei pilastri sui quali si basa il controllo sostenibile delle infestanti. I maggiori problemi si incontrano quando è necessario intervenire dopo l’emergenza perché i diserbanti chimici selettivi autorizzati sulle diverse colture sono pochi, sono costosi e non di rado portano alla costituzione di ecotipi resistenti.

Le lavorazioni conservative hanno sempre un’ottima azione rinettante e con attrezzature regolate a pochi centimetri di profondità possono essere reiterate ogni volta che ve ne sia necessità (Kuhn)

Ecco perché è importante pianificare il controllo delle infestanti adottando strategie agronomiche preventive che contribuiscono a mantenere bassa la carica di semi sul proprio appezzamento, fare ricorso all’intervento meccanico in sostituzione di quello chimico sia in presenza sia in assenza di coltura. Il ricorso al diserbo meccanico funziona e la produzione di attrezzature specializzate non è più appannaggio di piccoli laboratori, di giovani start up, ma ha riscosso l’interesse anche delle grandi case costruttrici di attrezzatura che impegnano risorse per poter annoverare queste tipologie di macchine capaci di operare su tutte le colture.

Tecnologie sostenibili

La loro efficacia tuttavia dipende molto dal momento in cui viene attuato l’intervento, dalla scelta dell’utensile e dalla regolazione delle attrezzature. Grande impulso alle attrezzature che operano sulle colture sarchiate è stato dato dai sistemi di riconoscimento ottico che per le grandi colture si limitano al riconoscimento della fila. Queste attrezzature sono dotate di una videocamera che può essere settata sulla radiazione visibile o considerare solo alcune specifiche lunghezze d’onda, un computer per processare le immagini, un sistema che trasferisca il comando agli attuatori idraulici. Questi modificano la posizione del telaio porta elementi rispetto al telaio che è solidale col trattore. Riconoscendo la posizione della fila il sistema provvede a mantenere l’elemento sarchiante centrato nell’interfila: dato che tutti gli elementi sarchianti sono collegati al medesimo telaio, il centraggio di uno comporta lo spostamento automatico di tutti. Per tale motivo è opportuno che il numero di file della sarchiatrice sia pari a quello della seminatrice (o si impieghino sistemi RTK affidabili), proprio perché il posizionamento dell’attrezzatura rispetto alle interfila è centralizzato.

L’erpice strigliatore è spesso usato anche su colture a file spaziate quando è necessario operare tempestivamente col solo scopo di rinettare il campo dalle infestanti appena emerse (Einbock)

Questi sono oggi sistemi economici, rapidi nell’esecuzione tanto da consentire velocità di avanzamento superiori alle sarchiatrici a controllo della posizione manuale. La loro precisione è tale da consentirne l’impiego anche nei primi stadi di sviluppo delle colture a semina fitta come i cereali autunno vernine. Infatti, nelle prime settimane dopo l’emergenza, in caso di presenza di infestanti, può essere eseguito un intervento meccanico, avendo però l’accortezza di scegliere utensili a denti in sostituzione delle zappette, adeguando la larghezza di lavoro dell’elemento all’interfila della coltura. Tuttavia il mercato offre anche altre tipologie di attrezzature per il diserbo non chimico, basate su diversi principi fisici come quelle che sfruttano il passaggio di una corrente elettrica nel suolo, oppure il raggio laser, o il calore che può essere trasmesso con diverse modalità che vanno dalla fiamma diretta alle microonde. Queste al momento sono soluzioni costose poco applicabili a colture estensive, ma la storia ci insegna che lo sviluppo tecnologico potrebbe sorprenderci in tempi più rapidi di quello che possiamo immaginare.

In questo contesto va anche precisato che la distribuzione di sostanze diserbanti è una strategia in molti casi, se non indispensabile, molto utile, che può a pieno diritto essere annoverata fra le strategie sostenibili quando è condotta con irroratrici efficienti, utilizzando prodotti ammessi e rispettando le prescrizioni sia di legge e sia agronomiche In particolare, quando il prodotto è veicolato da irroratrici con riconoscimento della infestante, e quindi capaci di limitare la dispersione del principio attivo nell’ambiente, distribuendolo solo sulla pianta bersaglio offrono ulteriori vantaggi. Infatti la riduzione del consumo per ettaro della sostanza diserbante permette di utilizzare quei prodotti, in genere ammessi dall’agricoltura biologica, che non vengono utilizzati in pieno campo perché non selettivi oppure troppo costosi.

Pianificare in modo sostenibile

Una corretta pianificazione inizia con l’adottare una serie di azioni preventive. Le prime riguardano le azioni che hanno lo scopo di evitare l’ingresso di specie provenienti da altri ambienti attraverso:

  • impiegando sementi dotate di elevata purezza;
  • filtrando le acque irrigue, specialmente quelle che provengono da invasi;
  • pulendo le attrezzature dai residui di rizomi e stoloni impigliati negli utensili;
  • controllando le malerbe anche nelle aree incolte limitrofe ai campi coltivati;
  • evitando i ristagni idrici che favoriscono specie infestanti di tipo perennante;
  • intervenendo sulle infestanti prima che vadano a seme.
La sarchiatura su mais dovrebbe sempre essere abbinata alla distribuzione localizzata di un fertilizzante azotato. Per migliorare l’autonomia di lavoro, Kverneland propone la combinazione della sarchiatrice con la tramoggia anteriore. Il sistema di guida automatico e la regolazione automatica della posizione della sarchiatrice consentono di operare con rapidità ed efficacia

Un secondo gruppo di azioni mira a contrastare la diffusione delle malerbe già presenti evitando di favorirle (sembra una affermazione banale, ma non lo è!) e creando le condizioni per rendere efficaci le azioni, meccaniche o chimiche, di controllo. Ad esempio è importante agire sulla disponibilità temporale e spaziale dei fertilizzanti in modo di privilegiare l’assorbimento da parte della coltura a discapito delle infestanti. In quest’ottica è bene prediligere la concimazione localizzata sulla fila rispetto alla distribuzione di pieno campo o, quando possibile, ricorrere alla fertirrigazione soprattutto per gli azotati, in modo da “affamare” ed “assetare” le infestanti nate in zone non umettate dall’irrigazione. La rotazione delle colture, come già detto, è fondamentale, perché nell’annata del cereale autunno vernino potrò controllare sia chimicamente e sia meccanicamente le infestanti estive e viceversa; seminando soia o mais potrò più agevolmente eliminare le infestanti a ciclo invernale. A quella delle colture segue la rotazione delle lavorazioni del terreno che variano per epoca di esecuzione, profondità e intensità, e per la presenza o meno di interventi di sarchiatura.

La rincalzatura è un operazione di fondamentale importanza per colture come la patata, questa pratica agornomica permette di proteggere i tuberi dalla luce solare ed eliminare le erbe infestanti. nell'immagine un rincalzatore di casa Einbock. 

In un’ottica di sostenibilità le lavorazioni saranno minime e conservative. Queste hanno il pregio di non rivoltare il terreno e così facendo è possibile, con una condotta attenta, esaurire la banca di semi presente nello strato superficiale del terreno. La semina su sodo o lavorazioni conservative che facciano privilegiato ricorso a utensili ad ancora o a dischi che non rovesciano il terreno, per evitare di portare in superficie semi che si trovano più in profondità, hanno un effetto neutro sul carico di infestanti. L’aratura invece ricicla i semi mescolandoli nel suolo e tutti gli anni riportandone una quota in superficie. Fra le conservative lo strip tillage (lavorazione a strisce) abbinata alla cover crop consente da un lato di favorire semina ed emergenza della coltura che avviene nella fascia lavorata, mantenendo nell’interfila una pacciamatura estremamente efficace nei confronti delle infestanti. Le cover crop, infatti, in ottica sostenibile, invece di essere interrate, vanno lasciate a copertura e protezione del suolo devitalizzandole attraverso rulli e altri organi che segmentano e piegano il fusto delle piante, creando appunto una pacciamatura molto efficace. Una tecnica strettamente connessa con l’impiego del diserbo meccanico è quella della falsa semina, che consiste nella preparazione anticipata del letto di semina, in modo da avere l’emergenza di infestanti prima dell’impianto della coltura. Questo permette di intervenire meccanicamente subito dopo la loro emergenza e contribuire a ridurre la diffusione di piante resistenti agli erbicidi selettivi.

Sistema di controllo delle infestanti a raggio laser di casa Forigo. La macchina è molto efficace ma al momento è difficile ipotizzarne la sua diffusione sui seminativi a causa del suo costo elevato e della non facile gestione.

 

Questa lavorazione tuttavia deve essere molto superficiale, due o tre centimetri, per evitare di portare altri semi in superficie. Un’applicazione efficace di questa tecnica prevede di preparare il terreno per la semina ed attendere prima di eseguirla in attesa dell’emergenza delle malerbe. Per le colture a ciclo estivo, la falsa semina è convenientemente applicabile a colture a semina tardiva come la soia, il pomodoro da industria ed altre. Per le semine tardo primaverili o estive è utile prevedere un intervento irriguo, mentre per quelle autunnali è conveniente preparare con largo anticipo il letto di semina in modo da lasciare il maggior tempo possibile disponibile per l’emergenza delle infestanti.

Tipologie disponibili

Le attrezzature per il diserbo meccanico si distinguono in quelle che operano su tutto il campo, su terreno nudo o colture a semina fitta, e quelle destinate alle colture a file sarchiate. Le prime comprendono gli erpici strigliatori e i rompicrosta; le seconde sono dotate di doppio telaio ed elementi sarchianti dimensionati in funzione dell'interfila e possono essere predisposte per la distribuzione localizzata di fertilizzanti, geodisinfestanti, biostimolanti o altri prodotti.

L'erpice strigliatore è impiegato soprattutto su colture seminate a spaglio o a file ravvicinate, come prati monofiti e cereali autunno-vernini. I denti, lunghi, sottili ed elastici, agiscono sia sulla coltura sia sulle infestanti, risultando particolarmente efficaci sulle dicotiledoni nei primi stadi di sviluppo. L'efficacia dell'intervento dipende infatti dal diverso sviluppo tra coltura e infestanti. Alcuni modelli consentono di regolare l'inclinazione dei denti e l'adattamento al profilo del terreno. Nel biologico trovano impiego anche su colture a file e orticole, mentre le versioni con denti più robusti possono essere utilizzate per la lavorazione superficiale delle stoppie. I rompicrosta sono attrezzature più aggressive, capaci di lavorare il terreno con maggiore intensità e profondità rispetto allo strigliatore. Possono essere impiegati anche in presemina per arieggiare il suolo, interrompere la risalita capillare ed eliminare le infestanti presenti.

Il rompicrosta è un’attrezzatura impiegabile in diverse situazioni operative: per favorire l’emergenza delle infestanti in falsa semina, come rifinitore del letto di semina e per il controllo delle malerbe sia su terreno nudo che con cultura in atto. Nell'immagine uno strigliatore di casa Kverneland.

La sarchiatura interessa le colture trapiantate o seminate a file distanziate e agisce nell'interfila. Rispetto alla strigliatura è più efficace sulle infestanti in stadi di sviluppo più avanzati e risulta valida anche contro le graminacee. Tradizionalmente era abbinata alla concimazione localizzata, ad esempio con urea nel mais. La rincalzatura, applicata alle colture a file spaziate, trasferisce parte del terreno dall'interfila alla fila per ricostituire la porca di coltivazione, proteggere la base delle piante e coprire le infestanti sulla fila. È una pratica tipica della patata, nella quale contribuisce sia al controllo delle infestanti sia al mantenimento della porca, e può trovare applicazione anche nei sistemi di coltivazione Ridge till.

(In apertura; crediti fotografici Einbock)

Pianificare il diserbo sostenibile - Ultima modifica: 2026-09-16T12:26:37+02:00 da Alessandro Fioriti